Partnership al progetto
A.I.M ASSOCIAZIONE ITALIANA MALATTIA DI ALZHEIMER.
INTERVISTA a Franco Ferlisi, Presidente di AIMA Biella.
INTERVISTA a Franco Ferlisi, Presidente di AIMA Biella.
1-Lei che posizione occupa
all’interno di questa associazione AIMA, e come è arrivato a farne parte?
Io sono Franco Ferlisi presidente
di AIMA di Biella, il mio legame con la malattia di Alzheimer è iniziato
qualche anno fa quando mia moglie se ne ammalo, ma lavorando in ospedale ho
avuto un percorso abbastanza protetto. Poi dopo ho pensato che questo potesse
essere reso oggettivo, cosi da lì sono partite le varie idee, realizzate grazie
all’associazione nazionale malattia di Alzheimer che ha dato retta alle mie
follie.
2-Quando e come è nata questa
AIMA di Biella?
Viene abbozzato nel 2006 il
progetto per la costituzione di un consultorio con l’obiettivo di prendere in
carico il malato e la famiglia, guidarlo nella rete dei servizi e dare vita ad
una vera alleanza terapeutica: dalla diagnosi, alla cura, alla gestione
condivisa delle scelte migliori per il malato e la famiglia che lo accudisce.
Tale progetto si inserisce in
un più vasto progetto europeo denominato “MEETINGDEM”, coordinato dalla Prof.dr. Rose-Marie
Droes dell’università di Amsterdam ed al quale partecipano: l’università di
Bologna, il Comune di Milano tramite la Fondazione Don Gnocchi, l’università di
Wroclaw in Polonia e l’università di Worchester per il Regno Unito.
MEETINGDEM è basato su uno scambio internazionale di
conoscenze sulle cure post-diagnostiche efficaci e sul sostegno alle persone che
vivono in comunità con demenza e ai loro famigliari. Tale progetto è stato
lanciato il 7 luglio 2018 ad Amsterdam ed è costituito da centri di
incontro nei diversi paesi in Europa (Italia, Paesi Bassi, Polonia, Spagna) e
oltre (Australia, Regno Unito) e nelle Università e organizzazioni.
Gli obiettivi principali della rete MEETINGDEM:
a- Ulteriore
diffusione del concetto di centri di incontro
b- Scambio
di conoscenze
c- Scambio
di esperienze e opinioni
d- Collaborazione
internazionale nella ricerca applicata
e- Corsi
per il personale dei centri di incontro
3-Ho visto dal sito web di
AIMA che la sede principale si trova a Milano (in via Varazze 6); ma sono
presenti sul territorio nazionale altre entità come AIMA di Biella, se sì dove
e hanno tutte la stessa struttura organizzativa?
Si la sede centrale si trova a
Milano (in via Varazze n°6), sono presenti sul territorio nazionale anche altre
entità come AIMA di Biella, ad esempio in Sardegna, Sicilia, Marche, Toscana, Emilia-Romagna,
Lombardia, Piemonte e Trentino. Si hanno tutte la stessa struttura di AIMA di Biella
perché fanno capo all’associazione italiana malattia di Alzheimer.
4-Come avviene l’inserimento
ed il percorso per una persona affetta da Alzheimer in questo “Centro della
memoria”?
L’inserimento e poi il
percorso per una persona affetta da Alzheimer in questo centro è scandita in
tre fasi principali:
a- ACCOGLIENZA,
che si divide in due sottogruppi. Il primo è “anamnesi screening” da parte dell’infermiere
al malato, il cui compito è prendersi cura del percorso sanitario, per la
gestione delle visite, le prenotazioni ed i raccordi con i Geriatri e Neurologi.
Il secondo è la “valutazione della situazione familiare”, svolto dall’assistente
sociale verso la famiglia. Nei casi problematici richiederà l’intervento della
Psicologa, specializzata nella gestione di casi di Malattia di Alzheimer.
b- DIAGNOSI,
dove si ha la determinazione della natura della malattia in base alla
valutazione dei sintomi.
c- CURA,
che si divide in visite programmate per il malato e attivazione rete da parte
dell’assistente sociale alle famiglie.
5- Da chi è finanziata questa
associazione?
Il Centro della Memoria si
avvale di un’equipe, multidisciplinare in cui collaborano, con i Professionisti
dell’ASL, anche Professionisti messi a disposizione dai Consorzi IRIS e CISSABO
e da AIMA Biella. Questa azione di continuità terapeutica si raccorda con i
consorzi sociosanitari, con i Medici di Medicina Generale, con l’Associazione
AIMA di Biella e con tutta la rete dei servizi dedicati alle persone con
demenza (NAT, Centri diurni Alzheimer RSA). Questo modo di operare permette di
effettuare diagnosi precoci, di conseguenza rende possibile un salto di qualità
nel modo di assistere i malati di Alzheimer e demenze nel Biellese e di
percorrere strade nuove, alla pari con i paesi più avanzati in materia.
6- AIMA di Biella è un centro diurno
per Alzheimer?
Si AIMA di Biella è un centro
diurno per Alzheimer ed è aperto tutta la giornata dalla mattina al tardo
pomeriggio, in esso vengo svolte varie attività in cui ciascuno potrà
volontariamente parteciparne, sono costituite da: -
·
attività ricreative e creative (laboratori di
arte, lettura, cinema, scrittura narrativa, musica e cucina);
·
terapie di supporto non farmacologiche, ora
effettuate presso la “palestra della memoria”: stimolazione cognitiva,
laboratorio informatico, narrazione autobiografica, psicomotricità,
riorientamento;
·
attività fisiche: pilates, psicomotricità,
gruppi di cammino;
·
gruppi di discussione ed incontri informativi
per i caregiver;
·
incontri regolari fra i partecipanti, staff e
volontari, per condividere le esperienze e programmare attività ulteriori
(visite guidate, gite, incontri conviviali, ecc.);
·
incontri previsti nell’ambito del “caffè
Alzheimer”.
Lo staff aiuta anche a
coordinare la cura al domicilio adeguata ai bisogni.
7-Cosa ne pensa di creare un
centro per assistenza e sostegno alle persone con demenza in fase lieve e
moderata, più o meno come quello che avete su a Biella, ma con in più delle
Residenze assistenziali (R.A)?
Più che R.A, sarebbero meglio
delle residenze per quelle persone che si trovano allo stato iniziale della
malattia ma non hanno la vicinanza o la presenza dei familiari, quindi richiedono
una maggiore supervisione da parte di persone qualificate.
8- Ho letto dal suo libro
trovato su internet “La malattia di Alzheimer, gli aspetti e le cure”, che lei
afferma dell’importanza dell’ambiente (principalmente ambiente/spazio interno),
ma come si può secondo lei valorizzare lo spazio e l’ambiente vitale, in modo
da farlo diventare una risorsa terapeutica?
L'ambiente deve aiutare il
malato, attraverso l’organizzazione degli spazi, gli arredi ed i programmi
delle attività, a «sapere chi sono» e «sapere dove sono». Gli obiettivi terapeutici ed i conseguenti
interventi ambientali possono variare da semplici modifiche, quali rimuovere
gli oggetti ingombranti in casa o insegnare al caregiver come evitare
situazioni stressanti per il paziente, fino alla creazione di ambienti (spazi
fisici ed organizzazione) totalmente nuovi.
Le linee generali entro cui muoversi sono comunque simili per qualsiasi
spazio (casa, ospedale, centro diurno, residenza sanitaria assistenziale) con
l’obiettivo di assicurare sicurezza fisica e psicologica: gli ambienti
devono essere adeguatamente illuminati, evitando disturbanti bagliori e
riflessi (dalle finestre e dalle lampade). I colori delle pareti e degli
oggetti dovrebbero determinare un buon contrasto per migliorare la definizione
di spazi diversi e degli oggetti dallo sfondo; vengono per questo più spesso
consigliati i colori primari, evitando le tonalità troppo morbide ed uniformi.
9-Sul piano economico ho
trovato scritto sul vostro sito che la parte riguardante le terapie non
farmacologiche (palestra della memoria) già da ora si autofinanzia con gli
introiti derivati dalle varie iscrizioni alle diverse attività; volevo sapere
se la spesa che le famiglie devono affrontare sia sostenibile anche da quelle
economicamente più deboli?
Be diciamo che nella maggior
parte dei casi si la spesa è sostenibile, ma in quelle situazioni più
problematiche si cerca di avere più finanziamenti per non far pagare le quote
di iscrizione ai diversi corsi.
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